4 min

C’era una volta una Taxcard…

#byebyepublifon

Avete un’idea insolita da realizzare in una cabina telefonica? Ecco la vostra occasione. Diciamo #byebyepublifon e ci congediamo da un’icona svizzera.Potete sottomettere la vostra idea su: rivista.swisscom.ch/publifon

Laurent Seematter (testo), Manuel Zingg (foto), 20 aprile 2018

Erich Stettler, grafico in pensione, sfoglia con occhi nostalgici le pagine della sua collezione di Taxcard insieme a Jaquemet, curatore del Museo della comunicazione di Berna. Gli esemplari più vecchi sfoggiano la sobria croce PTT su di uno sfondo rosso scuro. Col passar degli anni i motivi sono diventati sempre più colorati e originali.

Durante 28 anni di fedele servizio, dapprima presso le PTT e in seguito da Swisscom, Erich Stettler ha partecipato alla creazione di numerose serie di Taxcard. Le ultime Taxcard risalenti all’estate del 2007 sono state dedicate a Swisscom TV e all’iniziativa di educazione mediatica «Mediamitico». Tra il 1981 e il 2017 sulle carte sono apparsi centinaia di soggetti diversi.

Erich Stettler e Juri Jaquemet ammirano i variegati design delle Taxcard.

La svolta digitale

La prima generazione di Taxcard funzionava ancora tramite un sistema ottico della ditta Landis & Gyr. A partire dal 1996 vennero finalmente dotate di un chip elettronico. Erich Stettler fu però testimone della svolta digitale già negli anni Ottanta. Quando nel 1989 iniziò la sua carriera presso le PTT, gli fu tra l’altro affidata la mansione di digitalizzare i piani di rete telefonica, i quali fino a quel punto venivano ancora disegnati sul tavolo da disegno: «Quando iniziai a lavorare con il computer capii subito che a partire da questo momento avrei imparato ogni giorno qualcosa di nuovo..»

«Quando iniziai a lavorare con il computer capii subito che a partire da questo momento avrei imparato ogni giorno qualcosa di nuovo.» Erich Stettler, grafico in pensione

A livello tecnico è sempre stato in grado di tenere il passo con suoi colleghi più giovani. «Facevo parte di quei grafici che presero subito al volo l’ondata della digitalizzazione. I miei colleghi più giovani apprezzavano la mia esperienza e la mia calma. Di fronte a problemi tecnici, la mia strategia era quella di prendersi una breve pausa di riflessione.»

Sviluppo del design della Taxcard

Il pensionato racconta come non è sempre stato facile trovare le immagini ideali per il formato compatto. Lo spazio riservato per il chip elettronico ha reso il compito ancora più difficile: «All’inizio avevamo una grande libertà nella creazione delle Taxcard. Ma col passar del tempo il reparto marketing ha riconosciuto il potenziale delle carte per la mediazione di messaggi relativi alla marca e ai servizi.»

A tal proposito Erich Stettler ricorda un piccolo aneddoto. Per una serie di carte dedicata alle torri di trasmissione mancava una fotografia dell’impianto sul Bantiger, una montagna nelle vicinanze di Berna. Un collega di lavoro decise di andare a fotografare l’impianto. «Dopo alcuni mesi abbiamo ricevuto una lettera della famiglia di contadini proprietari della fattoria illustrata sulla carta di fronte alla torre di trasmissione», spiega Stettler. «Si lamentavano di aver messo la loro fattoria sulla Taxcard senza la loro autorizzazione. Abbiamo risolto la questione regalando loro vari esemplari provenienti da cinque serie di Taxcard.»

Taxcard dalla serie delle torri di trasmissione Swisscom: la famiglia che viveva nella fattoria raffigurata è rimasta molto sorpresa dalla scelta del soggetto.

Il punto di vista del curatore

Come sottolinea Jaquemet, i soggetti delle Taxcard non si riferiscono necessariamente all’ambito della telecomunicazione: «Con i loro motivi colorati le Taxcard, come i francobolli, sono testimoni della loro epoca.» Le fonti di ispirazione sono tratte da ambiti quali la storia, la cultura, lo sport, l’ambiente, la tecnica e molto altro ancora.

«Con i loro motivi colorati le Taxcard, come i francobolli, sono testimoni della loro epoca.»Juri Jaquemet, curatore presso il Museo della comunicazione di Berna

«Nella nostra esposizione permanente vogliamo mostrare lo sviluppo del rapporto tra uomo e tecnica nel corso degli anni», aggiunge Jaquemet. Se da un lato il curatore è alla ricerca di pezzi d’esposizione, i cui segni di usura raccontano storie, dall’altro i collezionisti vogliono esattamente l’opposto, pezzi da collezione intatti (leggi sotto l’intervista con il collezionista di Taxcard Jean-Bernard Mani).

Una Taxcard inutilizzata dagli anni Ottanta: molto ricercata dai collezionisti. Funzionava ancora con un sistema ottico analogico. (Foto: Museo della comunicazione, Berna)
Tre domande a Jean-Bernard Mani:collezionista appassionato di Taxcar

Da Israele, Thailandia, Brasile, Francia, Spagna, Germania, Grecia e addirittura dalla Russia: all’apice della sua carriera da collezionista, Jean-Bernard Mani ha scambiato carte telefoniche con tutto il mondo. Per facilitare lo scambio tra collezionisti ha addirittura creato il sito taxcard.org.

Com’è nata la sua passione per le Taxcard?

È nata alla fine degli anni Novanta, quando scoprii un’edizione speciale delle Taxcard nel corso di una fiera internazionale di telecomunicazione a Ginevra. Avevo appena smesso di fumare e iniziato a collezionare Swatch. Ho quindi deciso di iniziare anche una collezione di carte telefoniche, francobolli e fumetti.

Qual è l’esemplare più prezioso della sua collezione?

La Taxcard più preziosa è quella tradizionale, disponibile agli sportelli postali nel 1988. È rossa e caricata con 20 franchi. È la carta più ricercata poiché vi sono in circolazione solo pochi esemplari in ottimo stato!

Oggigiorno è ancora possibile iniziare una collezione del genere?

Sì, è possibile. Vi sono circa 250 immagini diverse sulle carte dotate di chip. A parte alcuni rari esemplari che vengono negoziati a prezzi molto alti, è possibile iniziare una collezione senza andare in rovina.

 

Dalla fine degli anni Novanta Jean-Bernard Mani colleziona carte telefoniche, in particolare Taxcard. (Foto: J.-B. Mani)
Partecipate alla discussione

Read now