La giramondo
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La giramondo

Quale cosplayer Ruth indossa i costumi dei suoi beniamini di film e game come «League of Legends», «Pirati dei Caraibi» o «Star Wars». E come racconta nel ritratto a lei dedicato, dimostra in questo modo non solo le sue abilità di sarta.

Chi mette piede nell’appartamento di Ruth si immerge in un altro mondo: spade, sciabole e poster di protagonisti di videogiochi decorano le pareti, nel soggiorno sono esposte riproduzioni di personaggi di «League of Legends», sul divano troviamo cuscini foderati con motivi tratti da «Game of Thrones» e un manichino indossa i costumi che Kylo Ren sfoggia nel settimo episodio di Star Wars, «Il risveglio della forza». Proprio tale travestimento lascia intuire l’hobby a cui Ruth si dedica anima e corpo, esattamente come la piccola stanza da cucito dove si ergono cumuli di tessuti e cartamodelli, mentre pennelli, colori e adesivi inondano le superfici di lavoro.

Ruth è una cosplayer. Il termine cosplay deriva dai vocaboli inglesi «costume» e «play» e affonda le proprie radici, quantomeno quale movimento di maggiore entità, nel Giappone degli anni Ottanta, quando i fan dei manga e degli anime hanno iniziato a travestirsi come i propri personaggi preferiti e a esibire i propri costumi in occasione di relative fiere a tema. A seguito del boom dei manga e degli anime, anche gli Stati Uniti e l’Europa sono stati contagiati dal movimento. Tuttavia, il cosplay non si limita più ai meri fumetti e cartoni animati o serie giapponesi: nel frattempo, i fan delle fiction e del genere fantasy imitano infatti ogni tipo di personaggio possibile, come ad esempio eroi del panorama letterario, di film di Hollywood, di serie televisive, di cartoon e fumetti americani o protagonisti di videogiochi.

In Ruths Wohnzimmer sind Kostüme aus "Fluch der Karibik" und "Star Wars" ausgestellt.
Nel soggiorno di ruth sono esposti costumi tratti da «Pirati dei Caraibi» e «Star Wars».

Star Wars ha dato il «la»

Ruth ha conosciuto l’universo del cosplay nel 2016 tramite Star Wars: «Sono sempre stata un po’ nerd e una grande fan di Star Wars in particolare», illustra la donna, che durante il colloquio indossa una maglietta del colossal sfoggiando un sorriso. «Quando ho visitato per la prima volta una fiera dedicata ai fumetti, la Fantasy Basel, sono rimasta entusiasta di tutti i costumi e ho voluto riprodurli in prima persona. Fin dall’inizio non avevo dubbi che avrei creato un costume tratto da Star Wars.» In principio Ruth era membro di un semplice club di costumi di Star Wars, dopodiché, grazie alle conoscenze fatte in tale ambiente, è approdata al più ampio mondo del cosplay e da quel momento si immedesima nei ruoli più disparati: Éowyn del «Signore degli Anelli» nonché Ahri e Gnar di «League of Legends» fanno parte del suo repertorio proprio come Wonder Woman.

I principali eventi svizzeri per i cosplayer

Japan Impact, Losanna

Polymanga, Montreux

Fantasy Basel, Basilea

Aki no matsuri, Zofingen

Zürich Game Show, Zurigo

Hero-Fest, Berna

UniCon, Zug

Swiss Fantasy Show, Morges.

Ruth elenca diversi motivi che la spingono a scegliere i propri personaggi e costumi: «A volte mi piace semplicemente il personaggio per via dell’aspetto, del carattere o del suo background», spiega. «Nel caso dei videogiochi spesso mi entusiasmano le nuove skin, ossia gli outfit dei personaggi. Oppure confeziono costumi su richiesta appositamente per gruppi di cosplayer.»

Una volta scelto il personaggio, per Ruth inizia la fase di ricerca di quante più immagini di riferimento possibili tratte dal maggior numero di fonti, così da farsi un’idea precisa del costume e dei dettagli. Per concepire ancora meglio gli abiti, a volte Ruth si arma di carta e matita e realizza bozze delle diverse parti. Successivamente verifica se dispone già dei materiali necessari, che non includono solamente i tessuti nei rispettivi colori, bensì anche legno, pelle, materiale espanso e materiali termoplastici quale il Worbla, da modellare e comporre a piacere sotto l’effetto del calore. Se manca qualcosa, Ruth si rivolge a negozi per il fai da te, mercati dell’edilizia oppure online shop.

Ruth nella sua stanza di cucito, alle prese con un nuovo costume.
Ruth nella sua stanza di cucito, alle prese con un nuovo costume.

Il divertimento risiede nella creatività

Una volta predisposto l’armamentario, Ruth inizia a tagliare e modellare, senza una strategia ben definita: «Inizio semplicemente a fare qualcosa», spiega. «Se possibile, però, la maggior parte delle volte incomincio da quello che mi risulta più facile», aggiunge. Il tempo necessario alla realizzazione completa di un costume dipende dalla sua complessità: alcuni sono pronti in 2 settimane, altri richiedono diversi mesi di lavoro. «Nel caso dei progetti più grandi, a volte la motivazione cala», ammette Ruth. «Eppure ogni volta che finisco un costume, la mia gioia e il mio entusiasmo non hanno limiti.»

Uno dei personaggi preferiti di Ruth è Ahri, la volpe a nove code del gioco di ruolo «League of Legends». «In Ahri vedo tratti di me stessa: anche lei è alla ricerca del suo ruolo nella vita», illustra Ruth. «È forte, coraggiosa. Inoltre mi piace il suo aspetto. Mi sento sempre a mio agio nei panni di Ahri.» L’appassionata giocatrice di «League of Legends» ci mostra uno dei suoi costumi da Ahri.

Ahri, la volpe a nove code di «League of Legends», è il modello per il costume cosplay di Ruth.
Ahri, la volpe a nove code di «League of Legends», è il modello per il costume cosplay di Ruth.

Mentre si traveste, Ruth parla della sua motivazione per il cosplay, cambiata nel corso del tempo: «All’inizio volevo semplicemente apparire come i miei personaggi preferiti di film e videogiochi, perché era meraviglioso cercare di sembrare il più possibile identici a loro.» Oggi tale desiderio non è variato, ma vi si è aggiunta, con sempre maggior vigore, la motivazione artistica. Questa non termina con la realizzazione del costume finito, ma sfocia anche nel profilo Instagram di Ruth che, sotto lo pseudonimo di Parsley Cosplay, si lascia fotografare ed elabora le immagini al computer a posteriori. «Il cosplay comporta diversi processi creativi che mi divertono nel loro complesso, per non parlare delle visite alle fiere, in occasioni delle quali ho conosciuto gente fantastica attiva nel settore.» Anche eventi cinematografici, fumettistici o incentrati sui videogiochi sono un punto di incontro per i cosplayer. Durante queste attività, oltre a godersi esposizioni e show Ruth può incontrare amici del settore, ammirare altri costumi, scambiare opinioni o procurarsi cartoline fotografiche di cosplayer famosi a livello internazionale. «Il senso di coesione nel cosplay è enorme», spiega entusiasta. «Non importa che a qualcuno piacciano solo determinati videogiochi, film o manga: il cosplay è sempre un punto d’incontro durante il quale si può dialogare.»

Sicura di sé con e senza costume

Ruth ha sentito dire da altre persone che travestirsi ha un influenza benefica sulla fiducia in se stessi e sull’immagine che si trasmette. «Non sono sicura se il cosplay abbia lo stesso effetto su di me», ammette. Quando, dopo circa un’ora di travestimento e di trucco, marcia in soggiorno equipaggiata da capo a piedi, la metamorfosi nella magica Ahri è completa. E, assumendo le pose tipiche di questo personaggio, Ruth ammette: «Probabilmente sarei ridicola se mi atteggiassi così senza costume.»

Ruth si mostra sicura di sé anche quando l’intervista verte sulle reazioni suscitate dal suo hobby nel suo ambiente. Essendosi immersa nel mondo del cosplay a 30 anni, i suoi costumi e travestimenti non sono mai stati oggetto di grandi discussioni in famiglia o fra amici e, qualora sia capitato, il riscontro è sempre stato positivo. «Le persone che mi circondano non avrebbero diritto di criticare», afferma Ruth convinta. «Questa è la mia vita. E chi non sa apprezzare il mio hobby non dovrebbe avere voce il capitolo.»

Ruth è tuttavia consapevole del fatto che il cosplay può sfociare in animate discussioni fra genitori e adolescenti, specialmente nel caso delle ragazze: a volte i personaggi femminili di film o videogiochi sono sessualizzati e indossano solo abiti succinti. «Il sesso vende, si sa, e non è diverso nel cosplay», ammette Ruth. Specialmente nel caso delle cosplayer ve ne sono alcune che tentano di accaparrarsi più «Mi piace» possibile sui social media con costumi sexy e rispettive pose. Questo però non è il nocciolo della questione: chi lo desidera può presentarsi così. «In linea di principio il discorso è travestirsi semplicemente come il personaggio che ci piace.» E quando chiediamo se ciò non sia una fuga dalla realtà, Ruth controbatte con disinvoltura: «Anche chi gioca al computer si distacca un po’ dalla realtà o vuole rilassarsi, proprio come chi legge un libro o si ubriaca. Visti tutti gli aspetti sociali e creativi, al confronto il cosplay non è propriamente una cattiva scelta.»

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