Il rispetto in internet
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Dove sono finite le buone maniere? Il tono ingiurioso in internet

Nei campi dei commenti, sui social media e nelle chat ci si imbatte spesso in frasi sgarbate, inopportune e offensive. Sembra che alcuni utenti di internet dimentichino la buona educazione quando si trovano a scrivere online commenti su opinioni ed eventi. Da dove nasce questo comportamento?

Di recente un uomo è stato condannato per avere insultato pesantemente una consigliera federale su una piattaforma social. Le ha augurato ogni tipo di sofferenza fisica e psicologica, usando parole molto oltraggiose, assolutamente da vietare ai nostri bambini. Secondo le statistiche sui crimini, sono in crescita le azioni legali e le denunce in seguito a insulti, diffamazioni o danni alla reputazione su internet. Da un lato può dipendere dalla sensibilità delle vittime che sporgono denuncia, dall’altro può essere che il tono usato nei forum online abbia ormai oltrepassato i limiti. Oppure: non siamo più disposti a tollerare questo modo di esprimersi.

Nuove forme di comunicazione

Oltre ai filmati di gattini, a una fiumana di dati e a 15 minuti di celebrità per chiunque, internet ci ha riservato anche nuovi e diversi tipi di comunicazione. Anche se questi sono spesso solo un’evoluzione di forme conosciute, in internet agiscono altri meccanismi. Prima potevamo scrivere una lettera al direttore se un articolo di giornale ci sembrava tendenzioso. Oppure potevamo segnalare all’organo di mediazione della SRG una scollatura troppo generosa. Oggi su internet tutto è più accentuato. Bastano infatti pochi clic per esprimere in modo chiaro e diretto la propria contrarietà all’autore di un intervento, con il vantaggio che si possono esprimere più opinioni e con lo svantaggio che queste vengono spesso esternate in maniera impulsiva, sull’onda di rabbia e indignazione.

Il presunto anonimato

Molti utenti sono tuttora convinti che ciò che digitano online non abbia lo stesso valore vincolante di una frase scritta su un foglio o detta per telefono. E molti dei cosiddetti «hater» sono convinti di navigare in internet in incognito, soprattutto quando usano un nickname. Sbagliato: così come avviene nel mondo analogico, anche sul web tutto è vincolante. Un’offesa nel campo dei commenti non è meno grave di un’offesa gridata in faccia all’interlocutore. E ancora: raccogliere le prove su internet è spesso più facile.

Privato, pubblico, intimo

Nella psicologia, il modello della vicinanza descrive tre ambiti all’interno dei quali possiamo classificare le nostre relazioni con gli altri. Conosciamo qualcuno nella vita pubblica, ci frequentiamo privatamente e in alcuni casi condividiamo anche dei momenti di intimità. E ogni relazione si colloca in uno di questi ambiti. In base al grado di vicinanza, cambia anche il modo in cui comunichiamo: siamo più distanziati, ironici, amichevoli, sarcastici o sinceri. Si può naturalmente giocare, aggirando in qualche modo unilateralmente queste severe limitazioni. Ad esempio quando qualcuno esprime dei commenti sulla vita privata, o perfino divulga informazioni intime, di un personaggio pubblico. Tuttavia, deve esserci un consenso da entrambe le parti, in base al quale viene definita la relazione reciproca. «Abbiamo mai avuto a che fare noi due?» è la tipica reazione di un interlocutore che presuppone un altro tipo di relazione. Quando qualcuno, in un luogo pubblico, commenta le pratiche sessuali di un’altra persona, o si permette di paragonare a una stupidaggine un’opinione diversa dalla propria, risulta evidente che questo tipo di relazione si basa su un’incomprensione.

Principi di comportamento

Ogni relazione è fondata sulla comunicazione. Fintanto che comunichiamo in modo corretto, sincero, adeguato e rispettoso, la relazione poggia su basi solide. Chi invece rinuncia ad applicare questi principi dovrebbe riflettere su cosa sta effettivamente combinando. Chi infatti comunica senza regole, si gioca la propria credibilità e alla fine non verrà più ascoltato, a prescindere dal numero di «mi piace» inseriti. Dobbiamo riprendere a comunicare in modo consapevole e ripensare alle semplici regole dello scambio. E se nel frattempo avremo bisogno di un giudice che ci spieghi cosa sono il rispetto e le buone maniere, non sarà di certo qualcosa di cui vantarsi, bensì una lezione da imparare.

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