L’uomo che è riuscito a fare quel che nessuno riteneva possibile
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L’uomo che è riuscito a fare quel che nessuno riteneva possibile

Marco Schegg da Montlingen, Rheintal, dopo mesi di lavoro ha costruito una cantina formata da due container, con tanto di ascensore realizzato da una cabina telefonica per casa sua. È stato deriso e chiamato «pazzo». Eppure ora, sono rimasti tutti a bocca aperta.

Entro nella vecchia cabina telefonica e spingo il pulsante con la freccia verso il basso La scatola di metallo e vetro si mette in moto avanzando a scatti. Scendo molto lentamente. Sprofondo nell’aria fredda e in un odore di cantina e vernice fresca. Nel regno di Marco. Nel suo container. Nel covo del pirata. Un anno fa, un sabato di novembre 2017 a Montlingen, Rheintal, Marco Schegg e i suoi colleghi stavano gustando una birra nel suo soggiorno. È una cricca di amanti delle avventure quella che si era riunita qui. Sei di loro, tutti uomini, qualche anno fa sono andati per sei settimane in jeep fino in Azerbaigian. Una parola tira l’altra e così, improvvisamente, Marco ha una specie d illuminazione: «È di nuovo il momento di fare una mattata». Ecco come nasce l’idea del container-cantina.

Marco ha documentato il progetto. Questa è una foto di marzo 2017.

Il suo entourage più stretto sa di cosa è capace Marco. Eppure non credono che stavolta ci riuscirà. I suoi compaesani scuotono la testa quando vengono a sapere dell’idea. E quando Marco presenta la domanda di costruzione al comune, il funzionario competente a stento può trattenersi dal ridere. Alla fine la domanda viene approvata, non c’è motivo di respingerla. Unica condizione: l’ascensore deve essere munito di una botola d’emergenza e giù nel container bisogna installare un impianto di ventilazione. «La gente di qui è un po’ più matta che altrove», dice Marco con un sorriso sornione.

L’idea della cabina telefonica come ascensore

Marco non si fa abbattere né dalle reazioni della gente, né da altri problemi, come ad esempio quelli di natura tecnica: da marzo 2018, il trentacinquenne polimeccanico investe quasi ogni minuto di tempo libero e quasi tutti i suoi risparmi in questo progetto. Innanzitutto, cerca su Google container marittimi a buon mercato. A Zurigo ne trova due usati dall’America. Poco dopo prende in consegna i colossi d’acciaio. L’idea nata tra una birra e l’altra a questo punto è una cosa davvero seria. Per prima cosa, Marco rimuove le pareti e salda i due container in un unico grande blocco. «Per rimuovere il pavimento abbiamo dovuto prima staccare 500 viti arrugginite con il tronchese e poi le assi. Un lavoraccio».

E impermeabilizzare i container non è stato meno faticoso: Marco e i suoi colleghi hanno dovuto otturare i fori, effettuare doppie saldature, tappare un lato con un’enorme piastra metallica, raschiare la ruggine, verniciare, stendere il cartone catramato e applicare la protezione anticorrosiva sotto la pavimentazione. «Durante questi lavori dovevo svestirmi fuori e pulirmi con l’eiettore ad aria compressa, perché la mia ragazza non voleva che portassi polveri di metallo dentro casa», spiega Marco, ridendo. Dopo altri lavori alquanto impegnativi, isolano il tutto, ricavano un foro per l’ascensore, con un’enorme pala meccanica scavano una fossa e adagiano la struttura nel terreno della casa di Marco.

I container saldati sono stati messi nel terreno mediante una grande gru.

A un certo punto Marco si chiede come risolvere la questione dell’ascensore. Proprio in quel momento, a un collega viene in mente di partecipare a un concorso con la proposta di utilizzare una cabina telefonica come ascensore. «Ho chiesto a chiunque conoscessi di votare per il nostro progetto. In paese, al club e al lavoro. Alla fine l’abbiamo spuntata e così abbiamo vinto una delle ultime dieci cabine telefoniche di Swisscom».

Le lunghe giornate di lavoro di Marco

All’inizio Marco era euforico. La fase più difficile ha conciso con il coordinamento dei lavori nel sottosuolo con quelli dell’elettricista e l’affossamento del container. «Avrei voluto chiudere lo scavo in inverno, ma le imprese di costruzione avevano un’agenda molto fitta e quindi mi hanno infilato tra un impegno e l’altro». La splendida estate e il suo orario di lavoro da polimeccanico hanno agevolato il progetto: «Comincio a lavorare alle cinque e mezza e finisco alle tre. Così nel pomeriggio potevo dedicare qualche ora al progetto. Talvolta dormivo poco e il sabato ero stanco». Se Marco ha un progetto in testa, tutto il resto è in secondo piano, senza rimorsi. Io gli credo.

Uno per tutti, tutti per uno

Da parecchio tempo non è più solo. Nel Rheintal ci si aiuta a vicenda, anche quando un’idea sembra alquanto campata in aria. La sera e i fine settimana, il cantiere a un incrocio centrale di Montlingen si trasforma in un punto di incontro. La vicina impresa di costruzioni è di un suo amico. Grazie a lui si è procurato la maggior parte dei macchinari industriali per scavare un’enorme fossa nel suo giardino, dove poi ha calato il container. La gente nel paesino di circa 1800 anime ha cominciato a chiacchierare: «Il soffitto non reggerà mai», oppure, «Lì sotto finirai per soffocare». «Non ho potuto chiedere informazioni a nessuno. Perché, almeno che io sappia, nessuno ci aveva mai provato prima. Quindi abbiamo dovuto decidere tutto da soli». Tuttavia, ha preso sul serio le perplessità degli abitanti del paese e così ha installato un segnalatore di CO2, un impianto di ventilazione sufficiente per una casa unifamiliare, e un estintore. «Mi costa qualcosa in più, ma in compenso le Cassandre si sono calmate».

Lo scalpore non gli piace

Marco e i suoi colleghi hanno dovuto lavorare circa 80 ore solo per montare l’ascensore e il quadro comandi. L’ascensore consiste in un carrello elevatore elettrico, un quadro comandi, un aggregatore idraulico e, per l’appunto, una vecchia cabina telefonica. Un tavolo e un bar sono già stati montati, le reti da pesca e una serie di oggetti di ispirazione marittima sono già pronti per decorare l’ambiente. Marco ha un debole per i pirati. Un giorno la cantina non sarà più visibile dall’esterno, perché sarà nascosta sotto un manto erboso. In paese continuano a chiedergli quando finirà i lavori, perché c’è chi vorrebbe vedere il risultato dall’interno. Non sa ancora se aprirà le porte del suo regno ai curiosi compaesani. «Prima di finire, c’è ancora un bel po’ di lavoro da fare», spiega Marco.

Concorso Swisscom Publifon

Sono ancora là, quasi a ogni angolo, ma da quando i cellulari hanno preso il sopravvento vivono un’esistenza solitaria: le cabine telefoniche pubbliche. Anche le ultime cabine rimaste vengono via via smantellate: un’era sta per finire. Swisscom ha regalato una seconda vita alle ultime 10 cabine telefoniche affidandole a degli spiriti creativi. Marco è stato uno dei fortunati vincitori.

Maggiori informazioni sul concorso

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