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Ologrammi sci-fi: tecnologia del futuro o inganno?

Nei film di fantascienza gli ologrammi sono onnipresenti. Ma gli esempi che ci presenta Hollywood sono realistici o oggi sono addirittura già possibili? Rivista Swisscom ha chiesto a John Rice, esperto di User Experience.

Gli ologrammi entrano in gioco quando Darth Vader complotta con l’Imperatore benché entrambi siano molto distanti tra loro, l’ufficiale William Riker si lascia trasportare attraverso paesaggi virtuali in “Star Trek” e in “Blade Runner” le persone hanno relazioni con i computer. Da tempo è ormai impossibile pensare i repertori fantascientifici senza le immagini tridimensionali. Ma queste scene note da film e dalla televisione sono realistiche o sono solo il frutto della fantasia sfrenata di quella fabbrica di sogni chiamata Hollywood? Queste tecnologie si usano già nella realtà? John Rice, User Experience Manager di Swisscom, ha analizzato quattro esempi.

“Star Trek Voyager”: il gioco “Velocity”

In “Star Trek Voyager” il capitano Janeway e Seven of Nine si sfidano nel cosiddetto “Velocity”: con dei Phaser sparano a un disco vagante nello spazio, che poi cambia improvvisamente direzione. Perde chi viene colpito dal disco. Il punto forte: la sfida avviene sul noto ponte ologrammi e l’oggetto volante è un ologramma.

Grazie alla realtà virtuale e alla realtà aumentata questi giochi saranno presto possibili: “Si sta già lavorando a esperienze virtuali comuni”, dice John Rice. “Due giocatori indossano visori a realtà mista e grazie al tracking si può dire esattamente dove si trovano nello spazio, dove guardano e a cosa puntano e sparano. E un computer centrale proietta il disco volante nello spazio, quindi proprio come avviene in Star Trek Voyager”. A tal proposito, secondo Rice l’emergente tecnologia 5G svolge un ruolo centrale: grazie a essa si può trasmettere sui visori la posizione precisa del disco nello spazio. Grazie alla larghezza di banda elevata non ci sarebbero tempi di latenza anche se ci si muove velocemente nello spazio o se i giocatori si trovano in posti diversi.

“Star Wars Episodio V”: comunicazione tramite ologramma

In “Star Wars: L’Impero colpisce ancora”, Darth Vader si trova nel corridoio e comunica con l’ologramma di un ufficiale. John Rice conosce perfettamente la scena: “Questa scena mi infastidiva già da bambino: si vede Darth Vader al centro del corridoio interagire con l’ologramma. Ma dove è nascosto il proiettore? E in queste scene dove è la videocamera che riprende Darth Vader?” Inoltre, Rice individua nelle scene di ologrammi dei film di fantascienza praticamente sempre lo stesso problema: la proiezione nello spazio. “Oggi non esiste alcun proiettore con cui sarebbe possibile un effetto simile, e non lo sarà ancora per molto tempo.”

Ma con videocamere e visori a realtà mista si può interagire già oggi con ologrammi in tempo reale, come ha dimostrato Microsoft:

Anche in questo caso, il 5G potrebbe essere la chiave per la trasmissione dei dati, un aspetto che Rice nota solo adesso nell’esempio di “Star Wars”: “Se ci penso bene, la scena è un po’ utopica anche per questo motivo: come è possibile una videochiamata o una telefonata olografica perfetta con l’Imperatore se è distante anni luce? I tempi di latenza sarebbero un problema enorme.”

“Blade Runner 2049”: l’ologramma come partner

La distopia fantascientifica “Blade Runner 2049” abbozza un impiego ancora più elaborato degli ologrammi: nel film, il protagonista, l’ufficiale K, ha una relazione con un ologramma che dispone di intelligenza artificiale. “Ho visto il film e mi è piaciuto molto”, dice Rice. “Ma l’idea di avere una fidanzata olografica è estremamente complessa e un po’ irrealistica, almeno per la nostra immaginazione.” Per esempio il fatto che l’ologramma si muova dapprima solo nell’abitazione, ma con un piccolo tool possa improvvisamente abbandonarlo. “A Hollywood si è andato un po’ oltre con la fantasia”, sostiene Rice. “Anche qui l’ologramma viene semplicemente proiettato nello spazio Siamo molto lontani da questo.”

Un’intelligenza artificiale che conosce e comprende abbastanza bene una persona per poter avere una relazione personale è pensabile. “Ma nel film, il protagonista e la sua fidanzata si toccano addirittura. La fidanzata è quindi in un certo senso una persona fisica, concreta. Non penso sia possibile.”

Secondo Rice ci saranno però evoluzioni sorprendenti nel feedback aptico delle esperienze della realtà virtuale. “Si sta già lavorando a guanti e tute che possono fornire un feedback aptico”, spiega. “Se, ad esempio, si afferra un bicchiere nella realtà virtuale, il guanto mi dà davvero la sensazione di prendere qualcosa. “Oppure si usano oggetti reali dotati di sensori che si possono raccogliere o consegnare nella realtà virtuale.”

“Star Trek: The Next Generation”: il ponte ologrammi

Uno degli esempi di ologramma più noto è il ponte ologrammi di “Star Trek”. Insieme al comandante Data, William Riker oltrepassa una giungla, creata olograficamente sul ponte ologrammi della loro astronave. “Il ponte ologrammi è una grande truffa!”, dice Rice. “Non mi sono mai piaciute le sequenze del ponte ologrammi perché si inganna davvero lo spettatore. In un’astronave si ha uno spazio ridotto e con la magia del computer si può fare ciò che si vuole. Mi ha fatto ridere perché mi torna sempre in mente il pensiero che avevo già da piccolo guardando la sequenza: deve essere un ponte ologrammi davvero grande se Will Riker può camminarci per metri.”

Oggi per le esperienze della realtà virtuale si usano già cosiddetti tapis roulant omnidirezionali con cui ci si può muovere a volontà in tutte le direzioni orizzontali. Ma muoversi in verticale senza gli oggetti corrispondenti nello spazio reale è irrealistico: “Mi sono sempre chiesto come si potesse saltare giù o salire da un livello all’altro nelle scene del ponte ologrammi. È semplicemente impossibile.”

 

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