«Proibire WhatsApp? Non è strettamente necessario»
3 min

«Proibire WhatsApp? Non è strettamente necessario»

Il Dr. Ronny Standtke è un esperto di utilizzo dei media digitali nelle scuole e per l’insegnamento. Qui ci spiega perché gli strumenti di messaggistica alternativi stanno riscuotendo così tanto successo nelle scuole, illustrandoci i più popolari.

WhatsApp è già da tempo oggetto di critiche, tuttavia rimane il servizio di messaggistica più utilizzato. Può spiegarci perché, signor Standtke?

Si tratta del famoso fenomeno di «economia di rete», ovvero quando un servizio o un prodotto acquisiscono valore se utilizzati da parte di molte persone. Per potersi affermare e spodestare WhatsApp, quindi, uno strumento di messaggistica dovrebbe risultare nettamente migliore. Oppure dovrebbe essere la legge a stabilire quali servizi di messaggistica autorizzare nelle scuole per invertire la tendenza di ricorrere a WhatsApp.

In alcune scuole, per il personale docente è già fatto divieto comunicare via WhatsApp con gli alunni o i loro genitori. Pensa che si tratti di una misura ragionevole?

Le scuole sono istituzioni pubbliche soggette alla legge e rivestono un ruolo di modello per i minori. WhatsApp si infiltra con insistenza nella sfera privata, caricando l’intera rubrica dell’utente sui server di Facebook senza richiedere un’autorizzazione. Facebook è un colosso privato americano in posizione di monopolio. Di conseguenza nessuno ha i mezzi per intervenire e regolamentare la situazione. Noi possiamo solo decidere di smettere di utilizzare tale servizio. E un’altra misura potrebbe essere proibire WhatsApp in tutte le istituzioni pubbliche. Sono già diverse le alternative valide, ma occorre tempo prima che queste si affermino. Io preferisco convincere le persone con delle buone argomentazioni e fare appello al loro buon senso, invece di promuovere le proibizioni.

Quali alternative può suggerire per le chat scolastiche?

Non serve necessariamente uno strumento di messaggistica per poter comunicare. Si può sempre ricorrere alle e-mail o agli SMS, anche se non sono altrettanto comodi. Chi desidera comunicare tramite un servizio di messaggistica può scegliere un’alternativa più sicura a WhatsApp. Ad esempio, Signal vanta un sistema di protezione dei dati molto ingegnoso e non ha nulla da invidiare a WhatsApp per quando riguarda le funzioni e l’intuitività di utilizzo. Anche Riot ha un grande potenziale e presenta tutto ciò che mi aspetto da un servizio di messaggistica. In Francia, Riot è già il sistema di messaggistica standard dei dipendenti pubblici e la rete è in costante crescita. Il comune di Winterthur ha vietato WhatsApp in tutte le scuole, dove ora si utilizza Wire come valida alternativa. Threema è un altro strumento altrettanto intuitivo e garantisce un’elevata cifratura dei dati. Tuttavia, la sicurezza dei dati non può essere verificata da un centro indipendente, poiché il fornitore opera con un software proprietario. Ma, a mio avviso, tutte queste quattro alternative sono adatte per l’utilizzo nelle scuole.

Cosa suggerisce agli utenti che non vogliono rinunciare a WhatsApp?

Una cosa che non tutti sanno: sul cellulare si possono installare contemporaneamente più app di messaggistica. Si può continuare a inviare i contenuti destinati alla condivisione, come video pubblici o articoli online, comodamente con WhatsApp, mentre per i dati più sensibili come immagini personali o comunicazioni private suggerisco di affidarsi assolutamente a un’alternativa più sicura.

Dr. Ronny StandtkeDr. Ronny Standtke

Il Dr. Ronny Standtke ha studiato informatica a Dresda e a Helsinki. Ha poi lavorato qualche anno come consulente per la sicurezza delle infrastrutture IT presso secunet Security Networks AG e ha conseguito un dottorato all’Università di Friburgo. Fino a poco tempo fa ha ricoperto il ruolo di docente di media e informatica presso il centro di consulenza per i media digitali nelle scuole e nell’insegnamento «imedias», dove ha diretto il centro di coordinamento cantonale per il progetto «Scuole in internet». Attualmente è docente di informatica presso la Scuola universitaria professionale della Svizzera nordoccidentale (FHNW). Inoltre, è responsabile di settore del centro di ricerca per la sostenibilità digitale presso l’Università di Berna, dove è a capo dello sviluppo del sistema di apprendimento e verifica mobile «Lernstick».

Lascia un commento

Il suo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati.*

Leggete ora